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A Samugheo riaprono dopo quasi un mese le scuole


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Paese

Dati Generali
Il paese di Samugheo
Ambiente e artigianato sono la ricchezza di questo caratteristico centro montano, che sorge non lontano dalle pendici occidentali del Gennargentu, in provincia di Oristano. Oggi conta circa 4mila abitanti, principalmente dediti ad agricoltura, pastorizia e naturalmente artigianato tessile.Samugheo infatti è uno dei paesi della Sardegna più rinomati per i tappeti, lavorati dalle abili tessitrici locali con la caratteristica tipologia a “pibiones?, “a grani?, o a effetto di trama, che non lascia vedere l’ordito. A questa specialità il centro ha dedicato un museo a sé, visitabile tutto l’anno e dove in estate si tiene una fiera per promuovere i manufatti locali.Bello anche il centro storico, in cui spicca la seicentesca parrocchiale di San Sebastiano, con un’elegante facciata arricchita da un rosone e dalla torre quadrata del campanile. Poco lontano dall’abitato, sulla provinciale che porta ad Asuni, meritano una visita i resti del castello di Medusa, arroccato su una rupe a strapiombo su un torrente. Fu edificato forse dai bizantini e rimaneggiato successivamente.
Il territorio di Samugheo
Altitudine: 44/548 m
Superficie: 81,27 Kmq
Popolazione: 3509
Maschi: 1741 - Femmine: 1768
Numero di famiglie: 1190
Densità di abitanti: 43,18 per Kmq
Farmacia: via Garibaldi, 24 - tel. 0783 64062
Guardia Medica: via Della Pace, 24 - tel. 0783 64218 - 649053
Carabinieri: via Chiesa, 7 - tel. 0783 64022


Storia

SAMMUGHEO [Samugheo], villaggio della Sardegna nella provincia di Busachi compreso nel mandamento di Sorgono della prefettura di Nuoro e nell’antica curatoria del Mandra-e-Lisai del regno d’Arborea.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 56' 50" e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 1' 30".

Il paese trovasi in sulla sponda di uno di quei frequentissimi altipiani, che danno un aspetto singolare alle montuosità della Sardegna, tra alcuni rilevamenti del suolo, per cui se sono impediti poco o più alcuni venti, soffresi molta umidità come nelle valli. È in esposizione allo sirocco, ond’è mite la temperatura nell’inverno, ma un po’ forte nella estate. Sono rarissimi i temporali di fulmini e di grandine, non così le nevi, le quali però presto si dissolvono.

L’aria è d’una rara salubrità, e non sarebbe mescolata di alcuna infezione se si avesse maggior cura della polizia nel paese.

Il territorio di Sammugheo è piuttosto ampio, potendosi computare la sua superficie di circa 30 miglia quadrate, e comprendesi tutto nella massa d’un pianoro a larghe falde, più verso ponente, dove è bagnato dall’Aragi, che verso levante, dove scorre il rio detto di s. Mauro.

È abbondantissima la roccia calcarea e i paesani ne traggono molto utile facendone calcina.

In molte parti è aperta in spelonche e alcune un po’ grandi, dove si suol fare il salnitro, e in notevole quantità per venderlo alla R. fabbrica delle polveri.

Evvi pure la calce solfata in pezzi, che pajono poliedri.

Le altre roccie notevoli sono: la trachitica contenente vene di diaspro, la quale trovasi verso i confini con Laconi a poca distanza da questo paese; l’euritica rossa, quarzosa con cristalli di quarzo e forse di zirconi; lava bigia; scisto lamellare quarzoso; calcedonio bigio e altro che volge alla tinta paonazza, e vedesi in esso anche del quarzo cristallizzato; granito talcoso che trovasi prima di arrivare al castello e porfido verde, dal quale è formato il selciato del castello di Sammugheo, che pare trasportatovi nel tempo che si fabbricò il medesimo.

Alla roccia indicata aggiungeremo il trachite verde terroso, altro trachite verde in agglomerazione, e un trachite bruno tendente al bigio.

Si indica a circa un miglio dal paese verso il mezzodì una miniera di salgemmo.

Nella massa montuosa di questo territorio, che ho già notato, non è altra eminenza più notevole di quella che trovasi a distanza di meno d’un miglio dal paese verso maestro-tramontana, al quale levasi in forma conoidale.

Le valli maggiori sono quelle già indicate, per cui scorre il suddetto influente del Tirso, l’Aragi, e quel suo ramo, che proviene dalle fonti, che sono nei monti tra Austis e Sorgono e nel territorio d’Ortueri.

L’Aragi divide il territorio di Sammugheo da quello di Ruinas, Assuni, Laconi. Esso abbonda di pesci, che sono anguille, trote, muggini, saboghe.

Nè in questo, nè nell’altro vi è alcun ponte, e solo nei tempi di piena, quando non è permesso il guado, si passa sopra travi stese da una all’altra sponda, dove questo è possibile per la prossimità delle medesime.

Le valli minori sono tre, una all’austro del paese, che divide l’altipiano in due parti e procede da levante a ponente, versando per questa parte nell’Aragi un rivoletto; altre due, inclinate allo stesso fiume, che nella parte superiore hanno fra loro la eminenza sud-descritta, dalla quale procedono le prime acque di due rivi tributari dello stesso Aragi.

In questo territorio nelle parti incolte, sono molto numerosi gli animali selvatici, cervi, daini e cinghiali, e più ancora le volpi, le lepri e i conigli. Abbondano pure gli uccelli indigeni dell’isola, grandi e piccoli, massime quelli che si ricercano dai cacciatori.

Le grandi caccie sono piuttosto frequenti e sempre fortunate.

Le fonti sono moltissime, massime ne’ fianchi della massa montuosa, e alcune tra esse perenni e copiose di acque ottime.

Nella regione Accòro, distante dal paese miglia 2 1/2 in circa è un ampio ghiandifero, si va riproducendo la selva, che avea annientata un grande incendio, e già fruttifica tanto che basta per impinguare i majali e gli armenti di porci de’ proprietarii del paese.

Nelle altre regioni, che non sono colte vi ha gran numero di grandi vegetabili e alcuni fruttiferi.

Popolazione. Il comune di Sammugheo consta di anime 1880, distinte in maggiori di anni 20, maschi 469, femmine 453, e minori maschi 458, femmine 500, distribuite in famiglie 417.

Possono tenersi i seguenti numeri per conoscere il movimento annuo della popolazione, nascite 56, morti 30, matrimonii 20 per anno.

I sammughesi sono gente di ottimo fisico, robusti, e vivaci e di buona morale, laboriosi, queti, e anche comparativamente industriosi.

Secondo le professioni si dividono nel seguente modo, agricoltori 534, pastori 236, applicati a varii mestieri, e al negozio 80.

Le donne sono laboriosissime e fanno molta opera sul telajo. I telai non sono meno di 360.

Lavorano esse sulla lana e sul lino, ma principalmente sopra la seconda materia, fabbricando molto al di là del bisogno domestico, onde fanno un lucro assai notevole vendendo il superfluo.

In questo paese godesi generalmente un’ottima salute e sono rarissime le malattie, che per lo più si acquistano per poca cautela contro le variazioni atmosferiche per le quali si infiamma il polmone; molti patiscono dell’ernia.

Anche nella prima età non è come in altre regioni frequente la moria; e pare che la vaccinazione abbia in massima parte tolto le funeste conseguenze dell’influenza vajuolosa.

Sono molti i grandevi di settant’anni, sono alcuni ottuagenari, ed è vero che se uno curi la propria sanità va ben al di là degli 80 anni. Attualmente il rettore della parrocchia conta centocinque anni, e regge la parrocchia da 60 anni, non solo con integrità di sensi, ma con un singolar vigore di fibre. Quando fu veduto in età di 95 anni era tanto vegeto, come in altri paesi altro uom di forte natura il possa essere in età di 50. Non è questa una rara particolarità, perchè in cento trent’anni soli tre parrochi si sono succeduti nel governo di quella chiesa, sì che la media dell’amministrazione di ciascuno si può computare di anni 60.

Le donne di Sammugheo hanno la moda particolare di portare in maniera di velo una pezza di panno verde; alcune però ne’ giorni festivi l’hanno già cangiata in un velo bianco, e lo portano appeso al capo. Nel giubbone amano poi il color rosso, e lo adornano con gallone d’oro.

Ne’ funerali si usano le nenie in onore de’ defunti.

Le vedove di Sammugheo piangono e cantano nel tempo della vedovanza e massime lavorando al telajo, ma il loro canto è sempre l’elegia, i versi per il loro caro.

Ne’ dì festivi ballasi nelle piazze a’ modi delle zampogne, o all’armonia del canto.

Non si ha a notare in questo paese alcuna instituzione di beneficienza civile, perchè qui pure, come in altre parti dell’isola, quelli che poteano far bene, credettero secondo quello che era suggerito da chi avea interesse, che era meglio legare per feste, novene e messe, che per altro.

La scuola elementare è così poco frequentata, come altrove. Appena dieci o dodici fanciulli vi sono mandati, ai quali, dopo che san leggere e scrivere, si mettono in mano i rudimenti della grammatica latina, e pertanto concorrono solamente quelli, che i parenti destinano allo studio nella intenzione di averli poi sacerdoti.

Agricoltura. Il territorio in quelle parti che è coltivato mostrasi benigno e non si rifiuta a nessun genere di produzione se sia bene scelto il luogo.

Nella regione settentrionale vien bene l’orzo, nel-l’altra il grano e il lino e la vigna.

Le quantità che annualmente si danno a’ solchi sogliono essere starelli 1200 di frumento, 700 d’orzo, 400 di fave, 150 di legumi, 400 di lino; la produzione più ordinaria è dell’8 per il frumento, del 12 per l’orzo, del 10 per le fave, dell’8 per i legumi. Il lino non rende più in altra contrada, e non offre un prodotto migliore. Si sogliono avere per il lavoro donnesco circa 600 cantara di fibra.

Sono adoperati nell’orticoltura circa 60 starelli di terreno, non poche le specie colte, e molto stimati i frutti copiosi.

La vite è molto fruttifera e se vegeta in luoghi idonei dà frutti di molta bontà, de’ quali può aversi un ottimo vino. Il terreno impiegato in questa coltura non pare meno di 350 starelli, e la vendemmia di litri 120,000.

D’alberi fruttiferi di molte specie e varietà si ha una notevole copia, sebbene debba dirsi, che in questa parte non si adopera molta cura, e che nulla è la diligenza de’ sammughesi per gli olivi e per i gelsi, i quali potrebbero nutrire l’industria serica e dar alle donne lavoro più proficuo che non è la loro opera sul lino.

I piccoli chiusi sono molti, le grandi chiudende pochissime, e tutt’insieme appena un quinto de’ terreni coltivabili, i quali si può tenere che non sorpassino un terzo di tutta l’area territoriale; gli altri due terzi, in molti tratti incoltivabili, perchè nude roccie, restano alla pastura.

Pastorizia. Sono entro i termini di questa contrada abbondanti pascoli per le diverse specie di bestiame, e se fosse maggiore intelligenza se ne potrebbero avere in maggior quantità.

Nel bestiame manso si possono numerare i seguenti capi, buoi per l’agricoltura 630, vacche 350, majali 300, cavalli 180, giumenti 300: in totale capi 1440.

Nel bestiame rude, vacche 1800, capre 3000, pecore 4500, porci 2300, cavalle 120: in totale capi 11,720.

Apicoltura. Questa industria che potrebbe essere molto proficua è quasi negletta e gli alveari sono appena in poche centinaja.

Commercio. I sammughesi fanno il loro commercio con i negozianti della Barbagia e di Oristano, e ottengono dai frutti agrari che posson vendere e da’ prodotti pastorali circa ll. 100,000.

Le donne dalla loro parte per le tele e per i panni che danno al commercio, possono lucrare ll. 10,000.

Religione. La parrocchia di Sammugheo è compresa nella diocesi di Oristano, ed è governata da un parroco, che ha il titolo di rettore, con l’assistenza di altri due preti.

La chiesa maggiore è dedicata a s. Sebastiano martire per voto fatto dopo qualche pestilenza.

Le chiese minori, od oratorii sono dedicati, uno alla

N. D. del Rosario, la quale è contigua alla parrocchiale, l’altro a s. Croce, il terzo a s. Michele, detto in forma catalana san Migueu.

Dal nome di questa chiesa, che fu già la parrocchiale del paese, come provasi da scritture antiche, questo prese il nome che conserva ancora. Indi dovrebbe dedursi il suo principio non molto lontano, ed io lo porrei dopo la distruzione del Giudicato di Arborea, e probabilmente nel tempo de’ marchesi di Oristano, e segnatamente quando dominava l’Alagon, se pure la popolazione che era in qualche sito non lontano non siasi trasmutata presso questa chiesa.

Fuori del popolato a mezzo miglio di distanza trovasi la chiesa di s. Basilio, dove si celebrava nel primo giorno di settembre la festa di detto santo, e si tiene fiera e corsa di cavalli con grande affluenza di gente da’ luoghi e dipartimenti vicini, e di mercanti accorrenti da diverse parti con molti generi esteri e coloniali.

Il cemitero è fuori della popolazione, attiguo all’antica parrocchia di s. Michele, alla parte meridionale.

Antichità. In questo territorio sono in gran numero i nuraghi, e alcuni meno disfatti degli altri. Tra essi è notevole il nuraghe Longu, così detto per la sua singolare altezza. Esso trovasi a due miglia e mezzo dal paese verso tramontana, e posto in una eminenza è visibile da lungi.

Popolazioni estinte. A poca distanza dal paese trovansi vestigie di antiche abitazioni, e pare fossero casali, o porzioni di qualche comune.

Sono notevoli le rovine che si vedono a ponente del paese nel luogo detto Morosmeres, dove sussistono ancora le mura della chiesa parrocchiale denominata da s. Gemiliano, e si rinvengono molte monete d’oro e di rame dell’epoca romana, dalle quali accrebbesi la raccolta numismatica del museo di Cagliari.

Era pure abitato il luogo di s. Maria, così detto dalla chiesa parrocchiale, di cui restano ancora le mura, essendo intorno alla medesima molta quantità di rottami, e apparendo molte vestigie di case. Nelle tradizioni del paese non è nessuna memoria del tempo, in cui si spensero quei popoli e per quali cause.

Castello di Medusa. Nella punta più meridionale della notata massa montuosa del territorio di Sammugheo che il fiume Aragi delinea quasi nella forma di un pollice trovasi quest’opera del medio evo, ragguardevole per il lavoro, ma difficilmente accessibile per causa del fiume e per la natura stessa del luogo. Chi vi potè penetrare ne lodò le ampie sale, e gli ornamenti, onde si dedusse che appartenesse a qualche personaggio assai potente.

Di questo castello non è alcun cenno negli scritti finora conosciuti del medio evo, e nè pure nelle infeudazioni.

Il nome mitologico, con cui è appellato, forse non è quello che aveva ne’ tempi, quando era abitato, ed è probabile che sia stato così riformato nella pronunzia del popolo, o da quelli che credettero trovare un indizio di quella Medusa, figlia di Forco, re di Sardegna, che il Fara, in sulla fede del Bergamense, dice aver regnato in Sardegna per anni 28, e celebra siccome bellissima di tutte le donne di sua età, secondo l’autorità d’Isacio, e aggiunge ricchissima, e piena di forza, della quale dava prove maravigliose nelle frequenti caccie.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Samugheo
17 Gennaio: Sant'Antonio abate
20 Gennaio: San Sebastiano, festa del Santo patrono
7 Luglio: San Costantino
1° domenica di Settembre: San Basilio Magno